Anziché anziani

Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare. (E.Galeano)

L’utopia, la nostra utopia di voler aiutare chi invecchia a “sentirsi bene nella propria pelle”, pare sempre più, proposta dopo proposta, progetto dopo progetto, a portata di mano. Anche l’utopia di vedere l’età cronologica avvicinarsi sempre più a quella biologica rientra nelle utopie del nostro tempo… mantenersi giovani, invece, è una contraddizione propria di una società che dà valore a tutto ciò che è vecchio (un buon vino, un’auto d’epoca, un reperto archeologico) ma nega la stessa validità alla propria vecchiaia.

La visualizzazione delle immagini e dei video presenti all’interno di questo sito richiede Adobe Flash Player.
Clicca qui per scaricarlo gratuitamente.

La nostra ricerca contribuisce ogni giorno a dimostrare che si può invecchiare bene senza stupire o sorprendere. Al movimento si sono aggiunte nel tempo proposte di socialità, di convivialità, azioni utili agli altri ed a se stessi che hanno contribuito a diffondere una nuova cultura della grandetà. Una cultura che ci ha visto protagonisti anche nel rimuovere pregiudizi, delibere e prescrizioni non più al passo con i tempi.
Anziché Anziani dunque oggi più che mai!

Terza età?

“Terzo”, si rifà ad un ipotetica prima e seconda età.
Cioè una prima età in cui “si impara”, una seconda in cui “si lavora” ed una terza in cui “si riposa”.
Questo modello di divisione dei compiti legati alle età è andato irrimediabilmente in crisi ed è una causa non piccola della difficoltà di trovare risposte ad alcune domande sociali come la definizione dell’età di pensionamento: non è l’età, è il modello di vita che si associa al pensionamento che è in crisi. Imparare, lavorare, riposare non si possono più relegare ciascuna in una età esclusiva: ad esempio si calcola che quasi metà delle informazioni possedute dopo 5 anni si siano modificate in modo sostanziale! E quanti pensionati in realtà non lavorano o lavorerebbero se il tempo/modo di lavoro fosse diverso? Per non parlare della sempre maggiore difficoltà di far coincidere ciclo biologico, sociale, economico e affettivo: problema questo che accomuna gli anziani ancora attivi ai giovani che non trovano le opportunità per costruire la propria autonomia.
L’aggiornamento, la formazione permanente, ma anche l’accorciamento dei tempi di lavoro, stanno generando modelli di distribuzione percentuale magari diversa, ma estensibile a tutta la vita, di lavoro, riposo, apprendimento.
Il “solo” lavoro, il “solo” riposo etc. sono modelli di divisione del lavoro ormai non solo alienanti, ma costosi e inefficaci.
Per questo il termine “terza età” è ideologicamente un errore, almeno fino a quando non riusciremo a riempirla di altri contenuti. tipo la GRANDETÀ.

A.Guaita